Esplora i mondi della parola

Benvenuti nella sezione "Letteratura e dintorni" di prisma, riflessi di cultura. Qui, ogni libro è un viaggio e ogni autore una scoperta. Ci immergiamo nelle pagine per svelare nuove prospettive, offrendo ai lettori curiosi una chiave di lettura unica e approfondita. Condividiamo la nostra passione per la letteratura, con un focus sui dettagli che contano e sulle storie che meritano di essere raccontate. Unisciti a noi per esplorare l'infinito universo dei libri.

Letteratura

 

 

 

Omaggio a De Giovanni

L’orologiaio di Brest e Il tempo dell’orologiaio

Si tratta a tutti gli effetti di un’unica storia in due parti. Il secondo volume un po’ meno efficace del primo.

Possiamo considerare l’autore, Maurizio De Giovanni, un po’ come il nostro George Simenon per la capacità di imbastire trame sempre originali e variegate che hanno per oggetto gli insondabili arabeschi di cui è capace l’animo umano.

Non siamo nell’amata Napoli. Protagonisti sono un professore universitario piuttosto pieno di sé ed una giornalista che inizia a perseguitarlo perché alla ricerca di qualcosa del suo lontano passato che sembra accomunarla a lui.

Entrambi finiranno per fare causa comune e inizieranno a dare la caccia ad un misterioso ex terrorista protagonista degli anni di piombo che credono scomparso, o forse addirittura morto.

Il libro tocca, con scrittura come sempre sontuosa, vari nervi scoperti della nostra travagliata storia recente e insieme intreccia anche le vicende private dei protagonisti che hanno dolorosamente subito le scelte dei padri.

Nel racconto si affronta il delicato tema dei rapporti tra padri e figli, sempre molto caro all’autore. Si procede nel tentativo, se non di perdono, quantomeno di riconciliazione e di conoscenza delle proprie origini per poter fare chiarezza sui propri lati oscuri.

Lo sguardo sulle vicende attinenti al terrorismo è severo e poco compiacente. I colpi di scena si susseguono, gli imprevisti incalzano, la lettura non concede tregua. Entrambi i libri si divorano fino all’ultimo sconcertante finale.

Carla Roscioli  - 27.8.2026

 

 

 

 

L’impronta del lupo

Jo Nesbø, autore di questo libro, è una macchina da thriller. I suoi racconti di solito sono ambientati in Norvegia.

Nato ad Oslo nel 1960, laureato in Economia, Jo Nesbø pubblica romanzi gialli dalla fine degli anni ’90 riscuotendo un enorme successo. Ad oggi ha venduto oltre sessanta milioni di copie nel mondo. Sua è la famosa saga che ha come protagonista il detective Harry Hole, diventata anche una fortunata serie TV.

L’impronta del lupo, a differenza di altri noir dell’autore, è un racconto ambientato a Minneapolis, USA.  Ha un intreccio complesso e due piani temporali diversi.

Uno scrittore, nel 2022, vuole redigere un libro su un crimine compiuto nel 2016.

Protagonista è un detective dai trascorsi dissestati, alcolizzato, che non ha doti particolarmente brillanti ma una forte tenacia. Bob Oz, questo è il suo nome, indaga su un killer, Tomas Gomez, che sembra essere ricomparso dal nulla per regolare vecchi conti col passato.

Minneapolis è una città devastata da violenza sociale, problemi razziali, corruzione. Il sogno americano è un lontano ricordo. L’ascensore sociale è fermo nel seminterrato. Il traffico di droga e quello di armi sembrano essere le sole floride attività. Gli esclusi sono indifferenti o diffidenti, sicuramente impauriti.

C’è il problema delle armi. Negli Stati Uniti il possesso di un’arma è sempre stato un fatto culturale, simbolo di libertà. Ma la storia è ambientata nell’America post George Floyd e gli interrogativi sull’uso e sull’abuso delle armi si fanno pressanti, in contrasto coi forti interessi legati alla NRA (National Rifle Association).

Forse si trova una ragione plausibile dietro questa serie di omicidi, svelata solo nelle ultime pagine. Il libro si interroga sul senso di giustizia, sulla rabbia e sul desiderio di vendetta che spesso vengono attivate quando in una società gli esclusi e gli emarginati non trovano una via di riscatto.

Il libro offre un’amara riflessione sulla solitudine che ammanta queste grandi metropoli fornite di tutto fuorché dell’essenziale, un po’ di empatia, di solidarietà e di calore umano.

Un passato doloroso e una grande solitudine accomunano il detective e il probabile assassino. Sarà forse quella la chiave per risolvere l’intricato plot?

Il libro è pervaso da un’atmosfera tesa, da dettagli che creano un continuo stato di tensione, e si divide tra indagine poliziesca e indagine sulla natura dell’uomo, sui suoi rapporti con il dolore, i traumi non superati in una trama che non lascia un attimo di pausa.

L’autore denuncia, sin dall’inizio, lo scopo del racconto: “entrare nella testa di un assassino”, lasciando peraltro intendere che, sottoposto a forte pressione, ciascun essere umano potrebbe avere reazioni simili, tutt’altro che prevedibili.

Preparatevi a quasi cinquecento pagine di tensione. Una scrittura dura e avvincente.

Carla Roscioli  -  27.8.2026

 

TONIO KRÖGER

L’estate è per definizione tempo di leggerezza e di evasione. La calura sembra rallentare le capacità di riflessione e di introspezione.

Tuttavia, a volte è bello accantonare i premi Bancarella, gli Strega, le classifiche dei più venduti e prendere (o riprendere) in mano qualche buon vecchio classico.

Questa volta lo sguardo si è posato sul un gran bel libro, Tonio Kröger del celeberrimo autore di Lubecca, Thomas Mann, Nobel per la Letteratura nel 1929. Ai più famosi testi, I Buddenbrook, La montagna incantata, La morte a Venezia, abbiamo preferito Tonio Kröger che offre più di uno spunto di riflessione.

L’autore visse nel periodo che va dalla Repubblica di Weimar all’ascesa del regime nazista dal quale fuggì per riparare in Svizzera, poi negli Stati Uniti e di nuovo in Svizzera.

E veniamo al libro. Il racconto segue le vicende di Tonio Kröger, evidente proiezione della vita e delle esperienze artistiche dell’autore, in tre fasi della sua vita. La storia si svolge in una città del Baltico e affronta le contraddizioni di un giovane artista diviso negli affetti tra il padre, ricco console e mercante, e una madre dal temperamento artistico e passionale.

Si affronta l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta. Il dramma del conflitto tra arte e vita. Lo sguardo invidioso nei confronti di due figure (Hans e Ingeborg) che simboleggiano la vita borghese, invidia per il loro essere spensierati, biondi e “occhiazzurri”. Il problema della solitudine dell’artista costretto a una vita fuori dalla normalità. Il conflitto dell’artista tra voglia di essere “come tutti” e urgenza dell’atto artistico.

Abbiamo scelto il testo nella traduzione di Emilio Castellani.

La scrittura di Mann è ricercata, un piacere per gli occhi e per la mente.

 

Carla Roscioli    -  27.8.2026

 

 

 

IL GATTOLICO PRATICANTE

Questo leggiadro consiglio di lettura è dedicato alla fitta schiera di gattare e gattari di cui ci pregiamo di far parte.

L’autore, Alberto Mattioli, modenese, è un coltissimo e raffinato critico musicale, specializzato nel melodramma. Autore di importanti testi quali “Il loggionista impenitente. Duemila sere all’opera”, “Gran Teatro Italia. Viaggio sentimentale nel paese del melodramma” e “Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma”.

Scrive di lirica su quotidiani quali La Stampa di Torino e Il Foglio.

Gattaro non pentito possiede due bellissime micie rosse che ostenta sulla sua pagina social, assieme ai resoconti, sempre molto gustosi, delle ultime rappresentazioni a cui ha partecipato.

Il Gattolico praticante, sottotitolo “Esercizi di devozione felina”, è un esilarante ritratto degli amanti dei gatti, delle loro fissazioni, dei riti, delle abitudini di cui si rendono schiavi in onore di sua Maestà il Gatto.

Scrive Mattioli: “L’unica relazione possibile fra uomo e gatto non può che consistere nella totale sottomissione del primo al secondo in una relazione necessariamente asimmetrica”.

Interessante il capitolo “Le città gatte”, che unisce l’amore per il gatto a quello per diverse interessanti capitali. Mattioli è stato anche a lungo corrispondente da Parigi.

Divertente anche il capitolo “I cento NON per dire sì al gatto”.

Segnaliamo infine il capitolo “La storia dell’arte in dieci gatti” dove si narra di come il gatto abbia ispirato l’arte.

In questa estate torrida consigliamo di contemplare i nostri mici nella loro raccolta eleganza, nella totale indifferenza al termometro e alle notizie meteo. E di prendere in mano questo spassoso libercolo di agevole lettura.

Carla Roscioli

 

 

Odissea di Christopher Nolan

UN CONTRIBUTO SUL FILM L'ODISSEA NON POTEVA NON ESSERE INSERITO NELLA SEZIONE LETTERATURA!!!

Apriamo una piccola parentesi, in considerazione delle numerose polemiche suscitate da questo film.

Quando si va a vedere una mostra di Picasso non ci si aspetta certamente di vedere i “tagli” di Fontana. Quindi se si considera il cinema la “Settima Arte” se si va a vedere un film di Christopher Nolan non ci si attende i fratelli Vanzina, con tutto il rispetto.

Veniamo dunque al film, un film importante, coraggioso originale e anomalo rispetto all’Odissea di Omero, ma era veramente Omero l’autore? E già qui si potrebbero aprire polemiche grandi come le cascate del Niagara.

A nostro avviso si tratta di un capolavoro, denso di citazioni colte, di riferimenti storici, archeologici e psicologici.

Ulisse è alla fine della sua esistenza, il polytropos vuole tornare a casa. Ha mille paure e allo stesso tempo ancora mille curiosità. È divorato dai sensi di colpa, per via di quel benedetto artificio del cavallo. Ci sono pochi dei e non c’è Nausicaa, e che possiamo farci? Si chiamano scelte autoriali.

Vediamo qualche dettaglio.

Il film di Nolan non è una semplice trasposizione del poema di Omero ma una riflessione sul trauma di chi ha combattuto in guerra e sul crollo della civiltà dell’età del Bronzo.

Servendosi della struttura non lineare del poema ci mostra come il passato continui a tormentare l’eroe in un viaggio che non è solo fisico ma anche psicologico.

Si suggerisce che i reduci siano i misteriosi Popoli del mare che resero possibile il crollo delle civiltà mediterranee. Volendo vedere un parallelo con l’altro capolavoro di Nolan, Oppenheimer, si potrebbe immaginare un analogo convivere con le proprie colpe e una difficoltà a tornare a una vita normale.

Altro concetto importante sottolineato dal film è quello di “xenia” il dovere di ospitalità; quindi, lo stratagemma del cavallo di Troia è proprio l’apice del crollo di questo sistema basato sulla fiducia.

Alla fine, l’eroe assieme alla fedele e autorevole Penelope andrà in esilio per via delle proprie colpe.

Nel film si cita anche la scomparsa della scrittura, solo i canti degli aedi resteranno a mantenere la memoria di quella civiltà.

C’è il problema tecnico del IMAX 70mm. In Italia non è possibile vedere il film esattamente come realizzato dall’autore, in qualche modo è come vedere la Gioconda con parte della testa mozzata.

Però possiamo dare un suggerimento, almeno vedetelo in lingua originale, e no, non si intende la lingua di Omero!

Carla Roscioli

DELITTO DI BENVENUTO

È estate, la calura ci suggerisce di prendere in mano un bel noir. Questa volta siamo nella splendida terra di Sicilia, luogo ricco di arte, di cultura, di paesaggi mozzafiato.

Il racconto è ambientato nella città di Noto, celebre perla del Barocco siciliano.

Dichiarata ‘Capitale del barocco’ dal Consiglio d’Europa e Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, Noto regala a chi la visita scenografiche prospettive, un repertorio di decori più unico che raro, come anche la sua omogeneità stilistica. Dopo il terremoto del 1693 che distrusse la Noto antica, fu costruita a partire dal 1703, sul colle Meti, a una decina di chilometri di distanza dalla città millenaria. La Noto di oggi è un ordinato reticolo di strade disposte su terrazze digradanti. Il progetto di Giuseppe Lanza, duca di Camastra, e la sua squadra di tecnici e ingegneri di altissimo profilo (Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra, Antonio Mazza) privilegiò simmetria e rapporti armonici. Il critico d'arte senese Cesare Brandi la definì “un giardino di pietra”, per sottolineare come la fantasia di architetti e scalpellini avesse sfidato la natura infondendo vita al calcare.

Ed è appunto di Noto l’autrice di questo avvincente romanzo, Cristina Cassar Scalia, oftalmologa dedita all’arte del racconto giallo per passione. Suo il celebre “Sabbia nera” con il quale si inaugura la bella saga del Vice Questore Vanina Guarrasi.

Siamo negli anni ’60, uno scandalo di cui è stato protagonista, ha costretto il giovane Commissario Scipione Machiavelli a un forzato trasferimento dalla Capitale a Noto.

Nemmeno ha disfatto la valigia che lo attende un caso di omicidio complesso, il confronto con una cultura diversa, con un linguaggio che padroneggia a fatica, con un notabilato suscettibile e diffidente, con i pettegolezzi.

Per fortuna ha dalla sua una squadra in gamba, disponibile ed accogliente che renderà il suo distacco da Roma e dagli affetti meno doloroso.

Il taglia e cuci è di gran moda nella Noto anni ’60 e finirà per rivelarsi un elemento prezioso per risolvere questo caso complicato.

Ad aiutare il giovane commissario romano ecco comparire anche la misteriosa ed affascinante farmacista Giulia.

Gli accenni al delitto d’onore, all’influenza della nobiltà e del vario notabilato, prassi cadute abbastanza nel dimenticatoio al giorno d’oggi, sono in perfetta linea con l’ambientazione e con il periodo storico in cui si colloca la vicenda.

L’incontro di culture così diverse nel racconto si rivela, in definitiva, meno complesso di quanto il commissario stesso sia disposto a riconoscere. I linguaggi finiscono per mescolarsi e arricchirsi l’uno, il romano, degli elementi dell’altro, il siciliano.

Alla fine, la Sicilia che viene dipinta in “Delitto di benvenuto”, è molto aperta, proiettata verso il futuro, curiosa.

Carla Roscioli

Lo stretto indispensabile

Consigliamo questo saggio a chi ama la storia, la letteratura di viaggio, la geografia e la filosofia.

Scritto a quattro mani da Franco La Cecla e Piero Zanini, entrambi antropologi e non solo, il libro offre una articolata esposizione e una riflessione multidisciplinare sul concetto di “stretto” sul suo valore simbolico, di particolare attualità visti anche i numerosi conflitti generati per la conquista ed il controllo di questi spazi cruciali.

Vengono esaminati vari stretti di mare, Messina, Bering, Hormuz, Gibilterra, non solo spazi geografici ma luoghi simbolici dove le culture si sono scontrate, hanno mediato e si sono incontrate.

Lo stretto visto come soglia, confine, luogo di separazione ma anche luogo di unione e di trasformazione.

All’interno di questo interessante saggio si dipanano le storie, le curiosità e gli aneddoti su ciascuno di questi importanti luoghi oggetto di migrazioni e di esplorazioni.

All’interno di questo interessante volume sono esposte ricche citazioni letterarie, rimandi alla letteratura classica (su tutti ovviamente l’Odissea).

Gli stretti hanno consentito il passaggio di conoscenza, di scambi, di popolamento di continenti (Bering).

Ma sono peraltro oggetto di feroci conflitti, di esercizio del potere.

Questo è dunque un saggio “indispensabile” di piacevole lettura, stimolante e ricco di citazioni e rimandi a fatti storici, geografici, filosofici e politici.

 

Carla Roscioli

 

 

 

A mille miglia da Kensington

Siamo negli anni ’50 a Londra nel quartiere di Kensigton, la città è ancora tutta da ricostruire, molti quartieri soffocano ancora tra le macerie.

 La signora Hawkins è vedova di guerra e lavora in una casa editrice come editor. Vive in affitto in una camera all’interno di un appartamento dove si avvicenda un’umanità varia, sofferente, bizzarra che forse proprio perché provata dalle privazioni della guerra sa offrire ancora un senso di attenzione al prossimo, una immediata solidarietà. Il telefono e il bagno in comune ci riportano a una realtà forse per noi davvero lontana ma pure a un calore, a un senso di vicinanza oggi per noi incomprensibili.

Muriel Spark pennella un affresco ricco di personaggi originali, strani, e ci porta a conoscere un mondo, quello dell’editoria, che pur avendo a che vedere con l’arte rivela tuttavia degli aspetti di meschinità, di invidia, di piccineria.

A rendere la lettura ancor più avvincente viene introdotto un elemento di suspence, un mistero che sa di magia e di imbroglio, che sarà rivelato solo nelle ultime pagine.

La casa editrice Adelphi ha recentemente deciso di ridare alle stampe i libri di questa feconda scrittrice, nata ad Edimburgo nel 1918 e morta a Uliveto terme nel 2006. Tra i suoi capolavori ricordiamo “Gli anni fulgenti di Miss Brodie” al quale The Guardian ha assegnato il trentunesimo posto in una classifica dei cento migliori romanzi di tutti i tempi.

La scrittura di Muriel Spark è pungente, assai godibile. Ricca di note umoristiche, di profondità psicologica.

Mrs. Hawkins, la voce narrante,  munita di acuto senso dell’osservazione e di una morale inflessibile, si ritrova al centro di una trama che mescola umorismo nero, intrighi e riflessioni sulla natura umana.

Tra i personaggi spicca poi Hector Bartlett: scrittore presuntuoso e manipolatore, che rappresenta l’ipocrisia del mondo letterario. Per lui, per la prima volta, viene utilizzata l’espressione di pisseur de copie, che ha reso ancor più celebre questo singolare romanzo.

Una frase.

 “Se dovete rispondere a una richiesta con un rifiuto che non ammetta repliche, vi consiglio di non addurre mai motivazioni né spiegare perché siete contrari: questo porta solo a polemiche e discussioni.”

Carla Roscioli

DOMENICA

Simenon è un profondo conoscitore dell’animo umano, degli aspetti più profondi, dei più meschini.

Adelphi ha dato da poco alle stampe questo romanzo breve, “Domenica”.

Non si tratta di un Maigret, a volte è proprio in questi romanzi in cui non è presente il celebre commissario che si raggiungono vette altissime, sia nel plot che nella scrittura.

Protagonista è la Costa Azzurra, il mare, lo scintillio delle onde, la luce della Provenza.

E pure protagonista è Émile, un ragazzo, un uomo che lascia che la vita gli accada. Nulla di ciò che gli capita sembra essere stato deciso o scelto da lui.

In circostanze fortuite si trova sposato alla proprietaria di un locale, nel sud della Francia, Berthe. E l’occasione per un salto sociale, da semplice cuoco a proprietario. Ma questa posizione anziché renderlo più sereno diventa una progressiva causa di tormento e di desiderio di fuga da ruoli che percepisce castranti e non desiderati.

Sempre per caso arriva una giovane domestica, nasce una relazione ma anche qui sembra più un dispetto e una rivincita verso una moglie-padrona che un sentimento. Siamo agli albori del turismo di massa, il locale sempre pieno è un ulteriore motivo di angoscia, di claustrofobia nei confronti di una vita che non si è scelti.La provincia per Simenon è una fonte inesauribile di spunti, il libro è ricco di personaggi magistralmente dipinti.

Nel racconto, pervaso da crescente tensione, si percepisce un desiderio fortissimo di fuga, di liberazione da un giogo, da un ruolo diventato sempre di più una prigione, un ergastolo. Émile è un uomo scarsamente empatico, privo di desideri, di guizzi, di qualsivoglia entusiasmo per la vita. Tutto e tutti in definitiva gli sono indifferenti, perfino la giovane con la quale è indeciso se voler cambiar vita.

Un romanzo atipico del prolifico Simenon, una scrittura sontuosa, uno scavo dei personaggi che a nostro modesto parere, non ha pari.

Carla Roscioli

 

 

L’AMORE CREMISI

L’ultimo romanzo di Claudio Sestieri ha questo titolo suggestivo: ricordiamo che l’aggettivo cremisi è associato spesso al corpo dei bersaglieri, chiamati “fiamme cremisi” poiché il colore delle mostrine ha appunto questa tonalità di rosso: è appena più scuro del rosso cui siamo abituati, ma risulta molto usato nell’alta moda. E infatti, la sfumatura cromatica evocata si riferisce appunto ad un abito, un vestito affascinante e seducente pur nella sua quotidiana semplicità, indossato dalla protagonista femminile, Ottilia, la creatura meravigliosa ed enigmatica che fa perdere la testa al povero Luca, il protagonista nato dalla fervida a fantasiosa penna di Claudio Sestieri, un artista che conosciamo da tempo come regista cinematografico raffinato ed espressivo, sceneggiatore e, ovviamente, scrittore!

Il racconto risulta molto interessante: ci narra, infatti, una vicenda assai particolare, ma tutto sommato abbastanza ricorrente nel nostro mondo attuale, così come in quello di ieri e, sicuramente, del domani.

E’ la storia di Luca, un uomo anziano (diciamo un sessantenne?) dai capelli bianchi, individuo di grande cultura e sceneggiatore di film, il quale, in un negozio di Testaccio che vende DVD (quindi stiamo parlando di almeno 10/15 anni fa, sotto il profilo temporale), incontra casualmente Ottilia, una splendida ventottenne che studia a Roma Tre e che per mantenersi lavora a part-time come commessa. Il risultato, è che Luca rimane talmente colpito dalla giovane, che se ne innamora perdutamente, proprio come capita a un adolescente (ed infatti lei non lo sa!!!!!). Anche se poi capisce...

Luca racconta al lettore in modo piacevole le varie fasi della sua “cotta”, l’evolversi del suo coinvolgimento scattato “a prima vista”, ma basato su minimi elementi, ovvero atteggiamenti da lui evidentemente male interpretati.

Luca, così, esprime con sapienza tutto il suo travaglio interiore, in un racconto ricco di citazioni, di cultura a tutto campo, specialmente di riferimenti cinematografici che l’Autore ben conosce.

Qualche incontro, sempre giustificato da motivazioni culturali, purtroppo non porta a risultati: lei si dimostra affettuosa, ma tutto sommato misteriosa e criptica. Luca perde ogni speranza:  razionalmente cerca di distogliere il suo pensiero dal quel vestitino cremisi da cui restò particolarmente colpito. Poi, inaspettatamente ecco il miracolo: una sera riceve, infatti, un’inattesa chiamata di Ottilia che aveva bisogno di aiuto; e così se la ritrova in casa, ospite per una notte... Succederà  qualcosa? Al lettore il piacere e la curiosità di scoprire come è andata.

In ogni caso, la ragazza dal vestito rossastro, anzi cremisi, riuscirà a far vibrare il cuore di questo signore benestante, colto, dai capelli bianchi... 

Quanto c’è di autobiografico in tutto il racconto? Sicuramente nulla di personale, molto nella descrizione del contesto culturale in cui Claudio Sestieri fa muovere il suo protagonista Luca.

In definitiva, un romanzo appassionante, che incuriosisce e cattura il lettore!

Complimenti all’Autore!

 

di Salvatore Scirè

Quattro volte me di Maria Lazar

Kathleen Dunmore è nipote di Maria Lazar. Ha custodito il prezioso manoscritto di questo affascinante libro per decenni. Per rispetto alla nonna, suicida a Stoccolma nel 1948. Per onorarla ha deciso di dare alle stampe Quattro volte me. E noi le siamo grati.

Maria Lazar proveniva da una famiglia agiata di orini ebraiche, frequenta scuole e ambienti prestigiosi. Autrice di diversi scritti che faticano a vedere la luce per via delle ben note restrizioni legate all’ascesa del nazismo.

E veniamo al libro. Si tratta di una sorta di diario che ci racconta dell’amicizia tra quattro ragazze assai diverse tra loro. Sebbene non si faccia riferimento ad alcuna ambientazione è chiaro che siamo in presenza di un clima fin du siècle, nella dolce Mitteleuropa che va incontro al proprio destino sul viale del tramonto.

Il libro parla della vita di Ulla, Grete, Anette e la narratrice senza nome, delle varie vicissitudini, dei primi amori. Nel libro si salta dal periodo dell’infanzia a quello della vita adulta in un concitato viaggio di andata e ritorno tra le varie epoche della vita. La prosa è sorprendente, ricca di flashback, di tagli, un flusso inarrestabile di parole.

E poi c’è l’Estranea, un quinto elemento con cui la protagonista si confronta, un possibile alter ego che osserva e forse giudica.

E’ tutto uno zampillare di parole, poetico, travolgente. Un affresco vivace di una società che appare aperta, libera, prima della tragedia.

Il controverso rapporto con Alex, marito della migliore amica, ricorre continuamente nelle pagine di questo racconto.

Nei fatti non si può dire che ci sia una trama ma un profluvio di sentimenti, una disperata ricerca di sé, un guardare negli specchi e nelle altre ragazze per riconoscersi, per ritrovarsi, per provare ad amarsi. Un’affannosa ricerca della propria identità.

L’autrice purtroppo non ha trovato questo respiro, questa pace. Però ci ha lasciato molto di sé in queste pagine così intense, in questa scrittura densa. Già notata da Robert Musil, che aveva detto di lei che possedeva “agile potenza metaforica”, aveva frequentato anche Thomas Mann.

Segnaliamo infine la superba traduzione dal tedesco di Laura Ragone.

Carla Roscioli

I convitati di pietra - Vincitore Premio Strega 2026 

 

I Convitati di Pietra è un libro cattivo. Michele Mari, penna tra le più raffinate del panorama letterario italiano, autore di perle quali Euridice aveva un cane, Rondini sul filo, Tutto il ferro della Tour Eiffel, Leggenda privata, e della raccolta di poesie Cento poesie d’amore a Ladyhawke, costruisce una trama crudele e cinica, un po’ “Grande Fratello”, un po’ “Compagni di scuola” (film di Carlo Verdone del 1988).

Siamo al liceo Berchet di Milano, maturità del luglio 1975. Trenta compagni di scuola sottoscrivono un “patto scellerato”. Si rivedranno ogni anno alla stessa data, verseranno una quota, una sorta di riffa, e alla fine i tre sopravvissuti, nel 2050, si spartiranno il congruo montepremi.

Il convitato di pietra, di mozartiana memoria, è lui, lei, la morte. L’impietoso passare del tempo. O forse meglio l’attaccamento pervicace e ossessivo alla vita, o allo status raggiunto, o forse più banalmente, ai danè.

I trenta vengono osservati, analizzati con una lente da entomologo, vengono esaminati i vizi, le meschinità, le bassezze. Vengono alla luce i segreti, i rancori, le rivalità.

C’è chi ha ceduto al cinismo, chi alla superstizione, chi ha perso ogni speranza. Quello che sembra all’inizio uno scherzo goliardico diventa un gioco pericoloso e ossessivo.

Ognuno tenta a suo modo di eliminare gli altri, o a immaginare di farlo e di rimanere quale superstite a godere del banchetto.

Il libro ripercorre i sospetti, le trame, le bassezze che ciascuno costruisce per tentare di far fuori l’altro.

Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames!

Nel panorama della letteratura italiana contemporanea Mari spicca per la prosa colta, ricca di figure retoriche, un vocabolario a volte desueto e demodé.

Possiamo dire di aver letto cose più interessanti di questo autore.

Tuttavia, il premio Strega ottenuto nel 2026 è meritatissimo.

 

Carla Roscioli

 

 

 

Giallo a Viale Angelico 

Viale Angelico – I racconti del calzolaio

Il libro Viale Angelico - I racconti del calzolaio, di Claudio Scarpino, è il più recente di una raccolta di sei romanzi gialli. I precedenti sono nell’ordine: Via Crescenzio, Via Tacito, Via Cicerone, Via Cola di Rienzo e Piazza Adriana. Come può ben intuire soprattutto chi vive a Roma siamo nel quartiere Prati, il Commissariato è quello di Borgo.

Nel 1870 Roma è diventata da poco capitale, questo ha comportato un forte incremento della popolazione. La costruzione di Prati fu pianificata dal sindaco Luigi Pianciani (e inserita dall’ingegnere Alessandro Viviani all’interno dello studio definitivo del primo Piano regolatore di Roma moderna) in un primo momento nel 1872 e successivamente in maniera definitiva tra il 1881 e il 1882. Il quartiere fu costruito sulla sponda occidentale del Tevere sui terreni che appartenevano al Capitolo di S. Pietro ed era affidato a coltivatori che vi avevano installato vigne. L’architettura era ispirata alle tipologie a blocco piemontesi. Per ragioni politiche (ancora forti i dissidi con la Chiesa) da nessuna di queste vie era possibile scorgere la cupola di S. Pietro. Noto all’inizio come Prati di Castello e poi Prati, oggi è un quartiere dove sono insediate numerose caserme e uffici di avvocati e notai.

Il rione Borgo (XIV)ne fa parte ed è detto anche “vestibolo del Vaticano”. Il nome deriva da “burg” che significa piccola cittadella fortificata”. La “spina di Borgo” era l’insieme di isolati a forma di triangolo tra via della Conciliazione, Borgo Vecchio e Borgo Nuovo.

Tutti i gialli della serie Racconti del calzolaio si muovono dunque in questo suggestivo ambiente.

Claudio Scarpino con questo ultimo libro ci porta nuovamente nel cuore del quartiere. Siamo a Viale Angelico. Protagonista è il Commissariato di Borgo con l’Ispettore capo Cosentino e la sua squadra. L’agente scelto Valentina Rinaldi, spesso ripresa dal Capo per l’uso ricorrente del vernacolo romanesco.

Il furto di una moto Guzzi V7 Classic del 2007 dà inizio all’avvincente plot. Tra i numerosi personaggi spicca soprattutto la figura di un calzolaio, Pietro, amico dell’Ispettore Capo. Il dialogo con il ciabattino risulta decisivo per la risoluzione dei casi, in questo ma anche in tutti i precedenti racconti della serie. Tra Pietro e Cosentino corre una gran simpatia condita dal rito della colazione e del caffè, spesso condivisi insieme.

Riuscirà il nostro Ispettore capo ancora una volta a venire a capo del misterioso furto e della scomparsa della probabile colpevole?

I consigli del calzolaio saranno ancora una volta determinanti!

Claudio Scarpino ha trascorso buona parte della vita lavorativa al C.N.R. in qualità di tecnico informatico, già scrittore dal 1996 ha deciso di occuparsi del filone poliziesco, un genere che risulta essere tra i più graditi dai lettori, perfino più del cosiddetto “romance”. La serie dei racconti del calzolaio è iniziata nel 2020.

Buona lettura.

di Carla Roscioli

LE COMUNANZE PICENE 

Le comunanze picene di Joyce Lussu

 

Passeggiando per i borghi marchigiani, lungo la valle del fiume Aso capita di imbattersi in piccole librerie che resistono all’avanzata della “cultura liquida”. E all’interno della libreria Goliarda di Pedaso, nei pressi di Fermo, abbiamo ritrovato un piccolo libro, fresco di ristampa.

Si tratta del breve saggio di una scrittrice, Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti (1912-1998), partigiana, traduttrice, moglie del politico Emilio Lussu, che ha fatto delle Marche un luogo di adozione (terra di origine della sua famiglia) e a questa regione ha dedicato diversi scritti. Ma di che cosa si tratta e che cosa sono le comunanze?

Sono considerati tali i territori che hanno una appartenenza collettiva, gestiti in modo solidale, non sono pubblici, non sono privati. Si tratta in genere di territori localizzati nelle aree montane, non adatti all’agricoltura moderna, soggetti nel tempo a tentativi di alienazione e di relative resistenze in quanto si tratta di beni che hanno permesso la sussistenza a zone totalmente disagiate ed escluse. Sono terreni il cui sfruttamento è controllato e che sono tenuti in vita nell’interesse di una comunità che grava su di essi.

Alcuni studiosi distinguono le “terre collettive” dalle “terre gravate da usi civici”. Si tratta di due modelli di proprietà diversi: le prime appartengono a tutta una collettività che risiede in un territorio, riguardano solo certi soggetti, addirittura discendenti di sangue in linea maschile, fino a non molto tempo fa.

Nelle terre gravate da usi civici invece la collettività “trae specifiche utilità” ma non ha la proprietà del terreno. Nel passato è possibile che appartenessero ad un feudatario, successivamente acquisite dal demanio comunale.

E’ peraltro alle terre collettive che si può guardare se si vuole intraprendere una riflessione circa la possibilità di una alternativa al modello economico dominante di sfruttamento avido ed egoistico delle risorse.

Le comunanze sono una palestra di insegnamento di valori quali la solidarietà, la collaborazione ma soprattutto una educazione all’uso ecologico dei beni comuni affinché l’eccessivo consumo non crei un impoverimento delle risorse.

Oggi nelle Marche le comunanze sopravvivono tra molte difficoltà. La proprietà collettiva ha infatti senso se alle sue spalle esiste una collettività che mantiene al suo interno un legame di solidarietà. Se invece le si considera come luoghi dove coltivare “tipicità” o come moderne “boutique del gusto” se ne snatura il fine.

Nel libro emerge “in maniera emblematica il modo di fare storia dell’autrice, che è sempre in relazione con il mondo e con l’altro, indagine dei legami del vivere umano con la terra.

di Carla Roscioli

KOLCHOZ

L’ultima fatica di Emmanuel Carrère si presenta come un corposo memoir scaturito dalla necessità di rendere omaggio alla memoria della madre, Hélène Carrère d’Encausse, deceduta il 5 agosto 2023 all’età di 94 anni.

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LA VEGETARIANA

Questo intenso e singolare romanzo è l’opera principale della scrittrice sudcoreana Han Kang (Gwangju, 27 novembre 1970). Con quest’opera vince il Man Booker International Prize nel 2016, in seguito sarà insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 2024.

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LEGGERE LOLITA A TEHERAN

È un dato di fatto. Da tempo statistiche e studi hanno confermato che se si vuole valutare il grado di emancipazione e di libertà di una nazione occorre guardare al grado di evoluzione e di istruzione delle ragazze e delle donne.

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UN INNO ALLA VITA

Questo libro tratta di un argomento estremamente delicato e doloroso. La vicenda è purtroppo nota. Si tratta della non più giovanissima autrice Gisèle Pelicot che aiutata da una giornalista in gamba, Bérénice Capatti riesce finalmente a raccontare le sue terribili vicende.

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FIGLI

Il prolifico scrittore Maurizio de Giovanni ha il dono di una scrittura maestosa, ricca e coinvolgente, sia che si occupi del Commissario Ricciardi, un personaggio complesso che si trova ad operare a Napoli durante il periodo fascista, tra l’altro libri in cui è presente una ricostruzione storica sontuosa, sia che si occupi di una squadra di poliziotti squinternati, molto presi dalle varie vicissitudini delle loro complicate vite. Sempre a Napoli sua città natale. Si tratta del ciclo dei Bastardi di Pizzofalcone.

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